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  →   venerdì, aprile 09
  
Un 'emozione di birbastella, nata alle 12:27, e che durerà per sempre...

Serena vola con i gabbiani

ma non è mai riuscita a ripetere

le loro acrobazie...

 

Serena corre con i cavalli

ma non è mai riuscita ad arrivare

prima di loro...

 

Serena gioca con la luna

ma non è mai riuscita

a prenderla...

 

Serena ammira le stelle

ma non è mai riuscita

a brillare come loro...

 

Serena abbraccia gli alberi

ma non è mai riuscita a rubare

tutta la loro energia...

 

Serena vive per l'amore

e questo riuscirà a farlo per sempre

dipende solo da lei...

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  →   giovedì, aprile 08
  
Un 'emozione di birbastella, nata alle 12:06, e che durerà per sempre...

"E' tutto sbagliato!
Noi non dovremmo nemmeno essere qui!
Ma ci siamo! E' come nelle grandi storie, Padron Frodo, quelle che contano davvero. Erano piene di oscurità e pericolo e a volte non volevi sentire il finale perchè, come poteva esserci un finale allegro? Come poteva il mondo tornare com'era, dopo che erano successe tante cose brutte?
Ma alla fine è solo una cosa passeggera questa ombra. Anche l'oscurità deve passare. Arriverà un nuovo giorno e quando il sole splenderà sarà ancora più luminoso.
Quelle erano le storie che ti restavano dentro, anche se eri troppo piccolo per capire perchè. Ma credo, Padron Frodo, di capire ora. Adesso so che le persone di quelle storie, avevano molte occasioni di ritornare indietro, e non l'hanno fatto. Andavano avanti perchè loro erano aggrappati a qualcosa."



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  →   venerdì, aprile 02
  
Un 'emozione di birbastella, nata alle 16:32, e che durerà per sempre...

I cosiddetti "squatters" sono l'estrema perversione, il feedback assoluto del represso sul repressore e soprattutto del diffamato sul diffamatore. Rappresentano una patologia ideologica che andrebbe studiata come una variante della "sindrome di Stoccolma" (l'amore del rapito per il proprio sequestratore). Ci troviamo di fronte all'autogestione dell'emergenza da parte degli stessi capri espiatori.
Lo "squatter" fa di tutto per corrispondere agli stereotipi demonizzanti dei media. Quindi, è un "nemico pubblico" comodo e funzionale: per polizie e giornalisti è manna piovuta dal cielo (anche perché è un perpetuo ri/produttore di guerra tra poveri. La sua retorica consiste nell'attaccare tutte le altre soggettività autogestionarie o "di movimento" definendole "corrotte", "vendute", "bottegaie", "funzionali al potere", "serve dello stato"...) È finalmente "risolto" il problema della discrepanza tra come i movimenti si autorappresentano e come i media distorcono quell'immagine: quando si tratta degli "squatters" la discrepanza è minima, quasi impercettibile.
Lo "squatter", assetato di protagonismo/vittimismo, pretende, esige di essere fatto martire e capro espiatorio, misura la propria "sovversività" sulla quantità di repressione che gli viene rovesciata addosso, fino allo snobismo blasé:

...gli spazi occupati... lo Stato può militarmente toglierceli quando vuole (con quel che potrebbe seguire) o lasciarci perdere. Ce li siamo presi, ce li terremo con la forza, e con la forza ce li leveranno quando gli converrà. Punto. [...] non siamo qui con lo scopo di durare per sempre come cariatidi religiose o faro delle masse oppresse [...] Adesso arriveranno perquisizioni nelle case e nei posti occupati, sequestri degli onnipresenti manuali da bombarolo (sì, sono in libera vendita, per non parlare di Internet), volantini, lettere e giornali, intensificheranno pedinamenti e intercettazioni, ripartiranno sui giornali le liasons [sic] con ogni e possibile [sic] fatto criminoso e anarchico italico e straniero, insomma, la solita trafila [...] Sapete, in fondo è la solita storiella, noi da una parte e loro dall'altra, come sempre, come tutti i giorni, anche senza prime pagine... (El Paso Occupato, ...E un pacco a Cavaliere..., <http://www.ecn.org/lists/movimento/>, 24/7/1998)

In frasi come questa risuona alta la nota del "tenetemi sennò l'ammazzo", esortazione proferita quando si è ragionevolmente certi che sarà l'avversario ad essere trattenuto.
È chiaro che tale disincanto sbruffonesco ("Di che vi scandalizzate? È la solita trafila!") rende impossibile qualunque campagna contro le montature giudiziarie e le provocazioni in cui gli anarco-insurrezionalisti vengono regolarmente coinvolti o si coinvolgono da soli. Provate a dar loro solidarietà contro i Pm che li incarcerano e i media che li calunniano: inveiranno contro di voi prendendo le distanze dai "paraculo" e dagli "innocentisti", le cui azioni sono sono "il solito utile appoggio all'opera della polizia" (Ibidem). Non date loro solidarietà: vi accuseranno di essere "complici" della repressione. La nostra tesi è che i veri complici siano loro.
Vere o no che fossero, non valgono più certe critiche fatte agli autonomi romani di via dei Volsci:

...nei "Volsci" si trattava di essere (come dire?) "peggio ancora di tutto", più sgrammaticati e più sguaiati, più violenti (a parole, naturalmente) e più odiosi e odiati che fosse possibile. Che poi la polizia e tutto l'apparato repressivo usasse splendidamente quest'atteggiamento punk per ottenere consenso sociale alla più spietata e violenta repressione, questo è un altro discorso che gli autonomi del '77 non riuscirono neppure lontanamente a comprendere. (Raul Mordenti, Frammenti di un discorso politico: il '68, il '77, l'89, Essedue Edizioni, Verona 1989, p.103)

Sono passati vent'anni, l'emergenza è stata interiorizzata e lo "squatter" non può essere tacciato di alcuna ingenuità: sa benissimo quali sono le conseguenze del suo nichilismo, anzi fa del proprio peggio per provocare la repressione. Si comporta così perché ha orrore di ogni vittoria parziale, perché le vittorie parziali implicano qualche compromesso, e soprattutto responsabilizzano. Lo "squatter" teme ogni concreta manifestazione di strategia e di "arte della guerra" perché preferisce crogiolarsi nel no future capitalistico, nell'eterno presente che deresponsabilizza.
Rispetto agli anni '70, c'è un passaggio di meno:

In tutta l'operazione repressiva l'aspetto di guerra psicologica è più importante della repressione immediata. Sarà proprio questo aspetto a rendere possibile in seguito una repressione generalizzata. Col [blitz del] 21 Dicembre [1979] si intimidano migliaia di compagni e li si informa che fra di loro c'erano degli assassini, dei traditori e dei fratricidi, dei delatori, dei venduti e dei dementi, e che questa è l'essenza stessa di tutto ciò che loro hanno fatto, violenza bruta, cieca, omicida, appena giustificata da ideologie deliranti. (Proletari, se voi sapeste..., cit., p. 20)

Gli "squatters" fanno risparmiare tempo allo stato, facendosi da soli (e facendo a tutto il movimento delle occupazioni) la guerra psicologica: "Sì, siamo dementi e deliranti, la nostra è violenza bruta e cieca". Gli "squatters" sono a tutti gli effetti co-gestori dell'emergenza. Non bisognerebbe mai confondere la denuncia delle montature ai loro danni con la solidarietà nei loro confronti, perché in questo modo si occulterebbe la dialettica che li incatena anima e corpo ai loro carnefici.
Proprio per questo, ospitiamo la ricostruzione degli eventi torinesi che, nel 1998, hanno portato gli "squatters" alla ribalta/gogna mediatica nazionale. Il testo è stato scritto a caldo dalla colonna torinese del Luther Blissett Project, e oltre a mantenere l'equilibrio di cui sopra, rende mirabilmente conto di come si costruisca dal nulla un'emergenza, col contributo di buona parte delle forze sociali

 

Una città sull'orlo di una crisi di nervi
(Luther Blissett Project Torino, febbraio-aprile 1998)








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